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Viaggio in Umbria PDF Print E-mail
Written by Administrator   
Thursday, 23 October 2014 08:33

 

Antefatto (Aprile 1990). Radiosa, ipnotica, lievemente sospesa oltre il vetro. Geometrie rosso metallo,  cromature riflettenti. Ore febbrili in negozio a elucubrare confrontare valutare, fiancheggiato da colleghi annoiati, pilotato da un negoziante estroso. Un milione e mezzo, il mensile del mio salario.

 

 

Il viaggio (Maggio 1990) Mio compagno è un torinese robusto e generoso,  vaghe esperienze di viaggio alle spalle distrattamente accennate. Individuiamo una finestra nei primi giorni di maggio, e come scenario l’Umbria. Distanze contenute,  equilibrio necessario  tra l’ inebriante entusiasmo e una  inadeguata preparazione. Il mio compagno paradossalmente  per la prima volta esplorerà  quei luoghi.

 

Ricordo quella mattina piovosa, e la sagoma velata di Sergio al fianco della sua bici azzurra, poco oltre la cintura autostradale torinese, nel luogo stabilito per l’incontro. E il viaggio in auto verso Gubbio dove avremmo sviluppato il giorno dopo i primi colpi di pedale alla volta di Perugia.

 

 

 

Qualche ora dopo a Gubbio nel tardo pomeriggio, bersagli inermi dei raggi obliqui del crepuscolo, secchi come rasoiate, languidi come una carezza, noi sdraiati sull’erba davanti al Teatro Romano a parlare di tutto, e soprattutto con passione febbrile del nostro viaggio imminente.

 

In termini chilometrici appariva  un progetto davvero poco ambizioso, un anello che avrebbe lambito da Gubbio le città d’arte di Perugia Assisi Spoleto Todi Orvieto e Castiglione del Lago, concludendosi dove iniziava.

 

A fine giornata però,  complice l’ intensa attività escursionistica pomeridiana, esplodeva prepotente la fatica, sorprendendoci già nel corso della cena. Avvolgente, complice il vino. Così la fiamma della conversazione lentamente moriva, trasponendoci in uno stato d’appagamento esistenziale, concedendoci infine a un sonno pieno e profondo.

 

 

Molti anni son passati, e i residui ricordi legati a episodi di strada, la quotidianità del viaggio, si affacciano inevitabilmente vaghi, corrotti, “minuscoli frammenti”, laddove dei più si è persa memoria. Oltretutto gran parte delle foto, sostegno essenziale alla ricostruzione del contesto, andarono perdute in una giornata di pioggia.

 

 

Eppure misteriosamente nitido e attuale affiora ancor oggi un certo trascorso emotivo, incanti dell’animo.

La luce intensa e i colori tersi di certe giornate primaverili, il tepore del sole  sulla pelle, la freschezza frizzante   del primo mattino. Attimi colmi di mistero ed esistenzialità.

 

Sosta alle fonti del Clitumno. Nel gioco d’ombre prodotto dai raggi filtrati tra le fronde, sospesi nel silenzio rotto unicamente dallo sciabordio rauco delle acque vaghiamo, per un tempo imprecisato, muti, soli tra la rete dei canali, eterei.

Intravedo in lontananza Sergio chinato che sorseggia dell' acqua fresca, e forse riempie una borraccia con lenta gestualità.

 

Notte di danze medievali in una piazza d’ Assisi. Sull’acciottolato, in preda a un delicato torpore derivato dal sonno, provati dalla stanchezza e doloranti di acido lattico , le ultime parole sussurrate di questa giornata che volge al termine, mentre il vento spazza la piazza e gonfia le vesti, e la musica strumentale concede uno stato di pienezza assoluta che vorremmo eterno.

 

 

Trai due, di misura, il più “sofisticato” ero io. Una bici intatta, contraltare al mezzo usurato e decadente dell’amico. E il lusso dei calzoncini foderati con la pelle di daino, cui il compagno opponeva una sorta di modello calciatore anni ottanta. A ristabilire il rapporto però su entrambi  le scarpe Superga, una tortura per l’integrità del piede stritolato nelle gabbiette, ulteriore tributo pagato all’inesperienza.

 

Così andavamo, ostentando una illusoria armonia, magicamente immersi in quella sorta di sogno!

 

Il bilancio sportivo è solo statistica ben  poco importante. Cinquecento chilometri circa alla media di sessanta al giorno. Numeri  modesti.

 

Eppure in quel luogo dove tutto è iniziato e irrimediabilmente ora finisce, sembra radiarsi qualcosa di prossimo alla felicità mentre quasi simultaneamente circospetti scendiamo di sella. Una mescola di emozioni uguali e contrarie, nella quale, complessità dell’ animo umano, già si insinua insidiosa una vena di malinconia.

 

Meccanicamente, come attori che ripeton la parte ci arrendiamo al rituale, cambiandoci e caricando le bici impietosamente logorate dal viaggio. Rassegnati al rientro nella quotidianità, fatalmente pronti a tuffarci nuovamente nelle incombenze della vita.

 

Di quei giorni fin che potremo gelosamente   custodiremo memoria, resistenti all’oblio e all’azione corrosiva del tempo che ne sfumerà vieppiù ineluttabilmente i contorni, ruminandone il ricordo in un moto violento e inarrestabile.

 

Last Updated on Monday, 06 March 2017 15:57