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L'anarchico delle due ruote PDF Print E-mail
Written by Administrator   
Friday, 28 November 2008 12:15

 

L'anarchico delle due ruote. Luigi Masetti: il primo cicloviaggiatore italiano. Milano-Chicago e altre imprese di fine '800 - Luigi Rossi,  Ediciclo 2008

".. Luigi Masetti è un tipo così simpaticamente straordinario, un esempio così grande ed eccezionale di forza di volontà, un autodidatta tanto portentoso, un uomo che ha studiato tanto poco i libri stampati e così largamente, se non profondamente, il libro del mondo che merita bene lo si faccia conoscere anche sotto gli aspetti meno noti e più interessanti come è notissimo  per i suoi giri turistici in bicicletta." [Ottone Brentari, Rivista Mensile del TCI, n.1 1901]

Nella vita di Luigi Masetti vi è tutta la poesia della bicicletta. Un poeta del viaggio, un eroe del fango e della polvere, un ciclista che riuniva le folle al suo passaggio. Questo è stato Luigi Masetti il primo cicloviaggiatore italiano del quale si abbia memoria, che il fondatore del Corriere della Sera Eugenio Torelli Viollier definì "l'anarchico delle due ruote". 

Masetti è un filosofo che insegue i propri pensieri mentre le gambe mulinano sui pedali e smuovono le ruote su stradoni interminabili e salite mozzafiato, cancellando tempo e spazio, città  e persone, e ci dice che tutto, visto dal bicicletto, non è altro che metafora (L. Rossi).

Autore di viaggi memorabili, dai suoi appunti emerge una straordinaria umanità oltre che sullo sfondo il ritratto di un epoca.  Di lui si persero le tracce i primi anni del novecento e al di là di alcune congetture la sua fine rimarrà avvolta nel mistero.

Nel 1900 compirà l'ultimo grande viaggio: 18000 chilometri tra l'europa e l'asia. Alcune riflessioni sull'immigrazione italiana di quegli anni tratte dal suo taccuino di viaggio:

"Sulle strade e sui sentieri di mezza Europa ci incontri mezza Italia, persone d'ogni età: bambini e bambine, giovani e ragazze, uomini  e donne, vecchi  e vecchie. I primi e gli ultimi finiranno a mendicare e, chi ha fortuna, a fare la stagione in un campo sterminato a tirar su barbabietole, a rigirare il fieno. Le giovani e le donne finiranno a servizio, o nelle fabbriche o a portare mattoni in una fornaceria. O in un bordello. Uomini che portano nella loro sacca della polenta e gli attrezzi: pialle, martelli, cazzuole e seghe, persino chiodi.  Molti finiranno nei cantieri che sorgono in Francia, in Germania, in Polonia, nella Russia. Altri nelle miniere e fabbriche, altri a spaccare pietre, a posare rotaie, a creare ponti e gallerie.

Ci sbatto contro ogni giorno. La fila d'emigranti si snoda già sulle Alpi e sono quelli che non possono pemettersi un biglietto della più infima classe ferroviaria. Davanti  a tutti marcia chi conosce la strada, novello Mosè o Giuda. Sarà simile alla guida biblica chi darà al gruppo non solo speranza, ma un'attività  che permetterà a tutti di sopravvivere sino alla prossima primavera. Sarà come l'apostolo traditore chi ciberà con illusioni e tradimento il popolo che gli marcia dietro, abbandonandolo in terra straniera non appena avrà incassato trenta denari da un padrone.

A volte bivaccano  sui bordi della strada. Un fuoco, una pentola dove sono affogate delle erbe e qualche patata o s'arrostano un animale cacciato qualche ora prima. Sono silenziosi e i loro occhi ti guardano malfidenti. Credo siano ormai i miei più stretti amici: amici di strada che si riconoscono da lontano. Qualcuno si ricorda di me e mi chiede dell'America, della Russia, dell'Egitto. Mi informo delle loro mete e di dove provengono. Qualche volta gli consiglio di rivolgersi a questo o a quello o li avviso di scioperi in corso nella tal città o che nel cantiere lungo quel canale stanno cercando sterradori e uominidi fatica, magari un cuoco e una cuoca. Poi riprendo la strada, dopo aver stretto la mano a molti dicendogli un arrivederci da qualche parte."

Last Updated on Sunday, 24 March 2013 17:33