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Paris Brest Paris PDF Print E-mail
Written by Administrator   
Monday, 14 January 2008 15:50

Stagione 2007. Una edizione della corsa condizionata dal maltempo. Roberto Maggioni, pettorale 3606,  conclude la prova in 86h 18m,  laureandosi a pieni voti all'università del grande ciclismo. A  distanza di qualche anno ci concederà il bis,  ma questa prima,  anche per le difficili condizioni ambientali, conserverà naturalmente un sapore particolare. A seguire  il resoconto di dell'avvenimento realizzato dal nostro eroe.

 

Paris Brest Paris 2007 di R. Maggioni 

 

Lunedì 20 agosto, a metà pomeriggio, io e Giuseppe, il mio compagno di avventura, controlliamo accuratamente le biciclette e le luci e ci accertiamo che nelle borse ci sia tutto il necessario per la nostra ... scampagnata. Alle ore 18 lasciamo l’albergo e in bicicletta ci avviamo verso lo stadio, il luogo nel quale è fissato il raduno. Al nostro arrivo il piazzale antistante è stracolmo di ciclisti.

Pazientemente aspettiamo il nostro turno. Nel frattempo il cielo assume un colore sempre più plumbeo. Finalmente alle 21.30 entriamo in griglia, dove viene effettuato il controllo delle luci e del giubbino ad alta luminosità. Alle ore 22 un colpo di cannone dà il via alla nostra Parigi Brest Parigi tra due ali di folla che applaude.

Soli 5 chilometri e la minaccia di pioggia si materializza. Si aprono le caterrate. Siamo costretti a fermarci sotto una pensilina. Giuseppe è dubbioso (“Che facciamo, aspettiamo che spiova?”), ma la mia risposta è perentoria: “Indossa la mantellina e pedala. Non abbiamo tante alternative: secondo le previsioni meteo ci aspettano quattro giorni di pioggia. Sennò tanto valeva rimanere in albergo”.

Fortunatamente il diluvio è di breve durata, non più di 10 minuti, poi si trasforma in pioggerellina e infine cessa. Pedaliamo in un maxigruppo di oltre 500 ciclisti. E’ uno spettacolo straordinario. Tu vedi davanti a te, nel buio della notte, centinaia di lucine rosse; ti giri e ne vedi altrettante bianche, dietro di te. E nell’attraversamento di ogni centro abitato, nonostante il maltempo, ci sono gruppi di persone, famiglie intere, che hanno fatto tardi pur di applaudire ed incoraggiare gli eroi della Parigi-Brest-Parigi.

Per l’intera prima notte si alternano violenti scrosci, leggera ma fastidiosa pioggerellina e tratti asciutti. Il percorso non è molto difficile, per lo più pianeggiante. Alle nove del mattino successivo raggiungiamo il primo punto di controllo, a Villaines-la-Juhel dopo 222 chilometri.

Colazione abbondante e ripartenza, naturalmente sotto la pioggia. Ci si mette anche il vento, poi, ma in fondo ci dà un aiuto, perché c’impedisce di addormentarci. Inizia un tratto di interminabili saliscendi che ci conduce sino al secondo controllo, a  Fougères, dove giungiamo alle 13.

Gli automobilisti francesi sono molto corretti e pazienti. L’ho potuto constatare in più occasioni. Non usano il clacson se non in casi estremi e sorpassano solo se dalla corsia opposta non arrivavano altri veicoli. Nei tratti di salita si sono messi tranquillamente alle nostre spalle, non ci hanno fatto pressione e ci hanno superati solo quando le condizioni lo consentivano. Esattamente come avviene nella nostra stressata Brianza.

Siamo bagnati fradici quando arriviamo al controllo di Loudéac. Sono le ore 21.10. Abbiamo percorso 450 Km., poco più di un terzo della nostra avventura. Rossella, la moglie di Giuseppe, ha avuto una splendida idea: ha trovato una camera dove abbiamo potuto fare la doccia e mettere gli indumenti asciutti.

Un meritata sosta di riposo. Ma bisogna ripartire. Risaliamo in sella alle tre di notte. Piove, ovviamente. Dopo qualche decina di chilometri ci fermiamo per bere un caffè. Non in un bar ma presso una bancarella allestita spontaneamente da un gruppo di persone che sono rimaste deste per tutta notte per assicurare questo servizio ai randonneur, per incoraggiarli e per esortarli a proseguire. Mentre pedaliamo verso Brest incominciamo a vedere luci provenienti in senso opposto alla nostra marcia. Sono ciclisti. Già sulla via del ritorno. All’alba, finalmente, smette di piovere e si intravede un pallido sole. Le condizioni sono migliori, ma si alza un forte vento contrario.

Poco dopo mezzogiorno arriviamo al giro di boa di Brest. Siamo a metà strada. Dicono, le statistiche, che chi arriva a Brest è in realtà molto più avanti della metà. La consapevolezza di essere sulla via del ritorno è uno straordinario corroborante. La maggior parte dei ritiri in genere avviene nella fase ascendente, dopo Brest la fatica affiora, ma l’orgoglio ha la meglio, si stringono i denti e si sente la meta più vicina. C’è purtroppo un piccolo inconveniente: a me si infiamma il muscolo vasto mediale della gamba destra, che mi costringe a pedalare in modo anomalo e ad effettuare frequenti soste per massaggiarlo.

Dopo un breve pasto ripartiamo verso Loudéac. Passa poco più di un’ora e riprende a piovere con insistenza. Una ragazza australiana si ferma, si toglie le scarpe e le calze, le ripone nella borsa, mette un paio di sandali e riprende a pedalare. Verso sera, mentre attraversiamo un piccolo paese, notiamo due bambini. Sono seduti su una cesta, sotto la pioggia battente, e ci applaudono con grande passione. E’ una scena che m’impressiona e che non dimentico. 

Il terzo giorno, a Fougères, mi sono dovuto far sostituire tutti i pattini dei freni. A Villaines-la-Juhel arriviamo nel tardo pomeriggio, alle 18. Abbiamo percorso1002 chilometri. Il conto alla rovescia dice che ce ne mancano esattamente 225, poco più di una Nove Colli. Transitiamo tra due ali di folla per andare a timbrare il nostro foglio di viaggio. E’ straordinario. Tutti ti applaudono, ti incitano, tantissimi fotografavano i nostri volti affaticati. Dopo una breve sosta convinco Giuseppe a proseguire fino a Mortagne-au-Perche. Sono 85 chilometri, piuttosto tortuosi, ma ci bastano meno di quattro ore. E’ una brillante idea per consentirci, dopo la sosta notturna, di avere da percorrere un troncone di soli 150 chilometri nell’ultima mattinata della nostra Parigi-Brest. Ci corichiamo sulle brandine a mezzanotte in punto. Impongo la sveglia alle quattro. E’ buio pesto quando risaliamo in sella, alle 4.45, ma sentiamo profumo di traguardo. Anche nel finale non mancano gli appassionati lungo le strade. I loro incitamenti, persino con i campanacci, sono vere e proprie “spinte”. Chilometro dopo chilometro ci avviciniamo a Guyancourt. Qualche scroscio di pioggia ed ecco, infine, il cartello dei meno 10. A mezzogiorno di venerdì 24 concludiamo la nostra prova. E’ emozionante fare ritorno in quello stadio che abbiamo lasciato 86 ore prima e in occasione del nostro arrivo spunta persino qualche raggio di sole. C’è tantissima gente che ci festeggia, che ci applaude. Ultimo timbro. E’ fatta. Abbiamo coronato un sogno. Ciò che voi sognate noi l’abbiamo fatto. E’ stata dura, ma non impossibile. Basta crederci.  

Al di là della grande soddisfazione per aver terminato il percorso, l’elemento che più ho apprezzato è rappresentato dal fatto di essere stato circondato da un eccezionale calore umano. E questo nonostante le pessime condizioni meteorologiche. L’episodio che più rimarrà impresso nella mia mente è il sorriso di un ragazzino quando, staccando la mia mano dal manubrio, gli ho dato il cinque. Un piccolo gesto di cortesia, di amicizia, ma per lui valeva più dell’oro. Strano ma vero: io ronzinaccio, all’uscita dallo stadio sono stato fermato da un ragazzino e per la prima volta nella mia vita ho firmato un autografo. Naturalmente sarà anche l’ultima.

 

Last Updated on Saturday, 20 September 2014 22:11